L’Associazione “Amici del Museo Storico della Cavalleria” è un’istituzione cui possiamo essere grati, unitamente all’Autorità Militare e a tutti quanti, militari e civili, si sono prodigati per raggiungere l’obiettivo di creare il Museo, gestirlo e curarne tutti gli aspetti affinché oggi si possano ammirare in una sede idonea gli splendidi reperti esposti e sia il vettore che tramanderà alle generazioni future gli insegnamenti di un passato di onore e di gloria.

Il Museo è ospitato nell’antica caserma Principe Amedeo, ora Generale Fenulli, che venne eretta per volere ed a spese della Città di Pinerolo e sorge nelle immediate vicinanze della più importante piazza della cittadina pedemontana. In queste pagine proponiamo una breve visita virtuale al suo interno ed un sunto della gloriosa storia della Scuola che qui venne ospitata dal 1849 al 1943. I testi sono tratti dal libro “Il Museo Storico della Cavalleria” e le fotografie sono alcuni fotogrammi provenienti dall’omonimo documentario, entrambi editi da Roberto Chiaramente Editore. Ci auguriamoMUS02.JPG (23265 byte) che siano di stimolo per una visita dal vivo in quanto questo museo è unico per la preziosità e rarità dei suoi reperti. Il 15 novembre 1823 Re Carlo Felice di Savoia crea con Regio Viglietto la “Regia Scuola Militare di Equitazione” in Venaria Reale. Nel 1848, per fronteggiare i bisogni della campagna contro l’Austria, la Scuola viene sciolta ed il personale ripartito tra i corpi di cavalleria. Al termine della campagna del 1849, il 20 novembre, essa viene ricostituita in Pinerolo come Scuola Militare di Cavalleria. Entriamo nel vasto atrio in cui vengono ricordati i caduti dell’arma.  Sul lato destro, la bandiera colonnella che porta l’emblema araldico della Scuola di Cavalleria, ci ricorda il senso dell’onore e dell’appartenenza che  contraddistinse la più esclusiva arma del regio esercito. In fondo all’androne troviamo la ”allegoria della cavalleria” che rappresenta l’ideale passaggio dal cavallo al carro veloce che ci riporta all’evoluzione storica. La scuola aveva lo scopo di “preparare nelle arti equestri i Quadri dei corpi di cavalleria, e MUS03.JPG (18612 byte) fornire agli ufficiali di ogni Arma ed alle persone addette alla corte i mezzi per esercitarsi nell’utile maneggio del cavallo”. Entriamo nel sacrario, in cui sono custodite le  motivazioni delle 5 medaglie d’oro agli stendardi e le 93 medaglie d’oro individuali dell’arma,   e leggiamo un’altra parte della storia italiana. Lo scalone d’onore che porta al primo piano, accoglie le bandiere colonnelle dei reggimenti e le antiche foto. Fin dalla sua ricostituzione la Scuola svolge corsi di perfezionamento per gli ufficiali provenienti dalla Regia Accademia Militare di Torino e, dal 1855, corsi speciali per sottufficiali. Continuiamo la visita al primo piano dove ci accolgono  le gallerie degli stemmi e quella del cavallo d’arme e sportivo. Centinaia di fotografie, stendardi, oggetti, documentano la storia dell’arma. Dopo la terza Guerra d’indipendenza, il rinnovamento della tecni­ca equestre, che in poco più di mezzo secolo consentirà alla Scuola di Pinerolo di primeggiare tra tutti i similari centri europei, porta ad abbandonare lentamente la routine dei maneggi e ad affrontare le fati­che ed i pericoli dell’equitazione di campagna. Si diffondono tra i Quadri nuovi principi, peraltro studiati ed applicati già in epoca classica, che mirano a ricondurre l’impiego della cavalleria al suo più congeniale modus operandi: rapidità di intervento e potenza d’urto associati al continuo ricorso alla manovra. Questo anche alfine di ridurre al minimo i sempre più devastanti effetti del fuoco avversario. Entriamo ora nella sala dove sono esposte le uniformi delle cavallerie estere. Queste splendide uniformi e gli altri reperti, appartennero per lo più ad ufficiali che frequentarono i corsi della scuola di cavalleria e sottolineano con la loro preziosità l’importanza che raggiunse la Scuola.

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Entriamo ora nella sala dedicata ai cavalieri italiani ed al Capitano Caprilli. Si tratta, in effetti, di un metodo che, basandosi sull’equilibrio naturale del binomio cavallo-cavaliere, modifica radicalmente l’impo­stazione del montare a cavallo. Fino ad allora la postura del cavaliere si basava sull’appoggio del peso all’indietro, staffe avanti e busto eretto. Il capitano Caprilli rivoluziona la tecnica spostando il peso del cavaliere in avanti, con appoggio sulle staffe corte ed il corpo ad accompagnare il naturale movimento del cavallo. Attraversiamo la galleria degli stemmi ed MUS09.JPG (24520 byte) entriamo nelle tre sale delle “Drappelle” che raccolgono una pregevole collezione di tele, sculture, suppellettili ed elmi. La Scuola di Cavalleria è anche un complesso di regole di vita, morali e materiali che legano i suoi appartenenti in una casta militare elitaria. Lo comprovano le preziose argenterie qui custodite, i drappi, gli oggetti di uso quotidiano e per gli eventi ufficiali che si possono ammirare. Il periodo a cavallo tra i due secoli si può ben dire il momento aureo del rinnovamento della Scuola di Cavalleria e Pinerolo diviene prestigioso centro di attività equestri. Prestigio appunto, lo stesso che rileviamo nei fieri elmi e nella preziosa collezione di stampi e attrezzi destinati alla loro forgiatura. Il costo di questi cimieri era oltremodo notevole e dunque si provvede a cambiare solo lo stemma reale all’avvicendamento di un nuovo Re.MUS10.JPG (27635 byte) Oggi è altrettanto prestigioso questo museo che, nell’unicità e nella preziosità dei reperti esposti, raccoglie la storia di questa nobile arma. Proseguiamo ed entriamo nella sala di Zanon di Valgiurata e nell’attigua dedicata agli accessori delle uniformi. La sala adiacente è quella dedicata alle coppe ed ai trofei in cui sono custodite alcune delle uniformi più antiche e preziose di cui è in possesso il museo. E’ singolare scoprire che, a fianco dei prestigiosi ornamenti e delle severe armi, anche nell’ottocento era presente un sottile senso umoristico che si rivela nelle caricature esposte in questa sala. I blasonati stendardi ci accolgono nell’omonima sala e  sembra riecheggiare lo squillo delle trombe, il rullo dei tamburi che accompagnano le insegne dei reggimenti nella fase che precede  la carica. Osserviamo i drappi e la mente corre ad immagini ormai lontane, quando l’appartenenza all’arma di cavalleria era sinonimo di nobiltà d’animo e di stile impeccabile di comportamento. Ci pare giusto, giunti a questo punto della visita, entrare nella Cappella di San Giorgio, e sostare un attimo in raccoglimento dinanzi alle raffigurazioni su vetro che narrano dell’investitura del cavaliere con il rituale giuramento di fedeltà al codice d’onore. San Giorgio a cavallo che sconfigge il drago è il simbolo del bene che MUS11.JPG (21282 byte) vince il male e non a caso è proprio lui il patrono dell’ordine che porta il suo nome, i cavalieri di San Giorgio. Saliamo ora al secondo piano dove nel vestibolo ci accolgono gli stemmi dell’arma e della scuola. Nelle vetrine dei corridoi è esposta una ricca collezione di armi, dalle prime che accolsero nel ‘600 la nascita e l’impiego della polvere da sparo, fino a quelle della seconda guerra mondiale. Proseguiamo il nostro viaggio nella storia visitando la sala dove sono custoditi i reperti più vicini al nostro passato recente. Nel primo conflitto mondiale, la cavalleria italiana aveva 30 reggimenti, che operarono in parte appiedati o con mezzi corazzati, fornendo comunque un apporto essenziale alla vittoria definitiva della grande guerra. Tra i più noti ex allievi della scuola vanno ricordati quanti hanno combattuto quali mitraglieri, fanti, bombardieri, artiglieri e piloti. Tra questi ultimi i capitani Francesco Baracca, Ruffo di Calabria, Camillo de Carlo e Gabriele D’Annunzio, tenente  colonnello dei lancieri di Novara. Varchiamo la porta ed arriviamo nella sala coloniale, dove un ventaglio di gagliardetti ci riconduce al periodo dell’impero d’Italia agli inizi del secolo. Non solo storicamente ci colpisce il suo contenuto ma anche emotivamente: le implicazioni storiche della breve stagione coloniale si fondono all’esotica bellezza delle armi, dei burnus riccamente ricamati in filo d’oro e dei copricapi. Prima di ridiscendere al piano terreno percorriamo a ritroso la galleria per visitare la Biblioteca specialistica  riferita alla storia militare ed al cavallo che costituisce un’ulteriore perla nel panorama storico e culturale. Nell'attuale esercito italiano la cavalleria è totalmente equipaggiata con carri armati e con veicoli cingolati e corazzati per il trasporto della truppa e il combattimento. Al piano terreno possiamo vederne alcuni e proseguire il nostro viaggio. Le sorprese che ci riserva il museo non sono ancora finite e ci riconducono all’insostituibile compagno dell’arma: il cavallo.Tutta un’ala del piano terreno è adibita ad ospitare il museo delle carrozze e la mascalcìa. Qui troviamo un’affascinante collezione che nella stessa cura della ricostruzione dei diorami e nella metodologia espositiva ci fa rivivere i tempi in cui al rumore degli scappamenti si sostituiva il battere degli zoccoli e il nitrito dei cavalli che trainavano landò, carrozze e diligenze. Tempi in cui l’abile e paziente  lavoro dell’artigiano che rivela la sua arte nella cura dei particolari, si contrappone la fredda esecuzione della robotica industriale. Il 3 ottobre 1999, con una solenne cerimonia alla presenza del Capo dello Stato, la Scuola di Cavalleria e Truppe Corazzate ed i Reggimenti dell’Arma di Cavalleria hanno riavuto in sacra custodia i tradizionali stendardi mentre nelle mura dell’antica caserma si è costituito il Museo Storico della Cavalleria, un’istituzione che Vi attende per una visita approfondita di cui, certamente, non avrete a pentirvi.   

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